Il settore delle biotecnologie in
Sudafrica ha superato la fase embrionale della biotecnologia di prima
generazione attraverso una serie di programmi di ricerca, varati fra il 2001 (Strategia
nazionale per la biotecnologia in Sudafrica) e il 2007 (Piano decennale
per la biotecnologia).
Il paese, inoltre, nel 2006 ha dichiarato una
spesa in Ricerca e Sviluppo di 76 milioni di Rand, di cui 55,8 milioni
destinati alla ricerca biotecnologica. Nello stesso anno, è stata inaugurata a
Città del Capo la sede africana del Centro internazionale per l’ingegneria
genetica e la biotecnologia (ICGEB), che ha notevolmente contribuito
all’espansione dei settori in esame.
La regione nella quale opera il
più alto numero di bioimprese è il Gauteng, con il 43% delle aziende, la
metà delle quali ha sede a Johannesburg. Circa il 50% delle bioimprese
sudafricane è una società spin-off di altre organizzazioni e/o istituzioni.
Osservando il numero degli occupati si nota che le aziende del settore sono
sostanzialmente PMI.
Le Green Biotechnology sono
il campo di applicazione più sviluppato in cui opera il 68% delle aziende
sudafricane mentre le imprese che operano nel campo delle Red Biotechnology
sono il 14%.
L’industria
mineraria del Paese, inoltre, utilizza su larga scala un sistema di estrazione
denominato biomining, basato sull’utilizzo di microorganismi nei processi
estrattivi di metalli e minerali
Per un ulteriore approfondimento
nella sezione corrente è possibile effettuare il download del file
relativo alla nota di mercato del comparto biotecnologico sudafricano per
l’anno 2008, redatto dall’ufficio ICE di Johannesburg. I dati si basano su
alcune indagini fornite agli uffici da fonti locali.