L'industria biotech italiana, nonostante la difficile congiuntura economica, è in continua crescita ed è competitiva a livello europeo: con 375 imprese, di
cui 221 pure biotech, è il terzo paese in Europa per numero di imprese dedicate, con la maggiore crescita nel numero delle imprese pure biotech (+2,8%)
rispetto ai concorrenti europei. Le imprese biotech italiane hanno diversificato i campi di applicazione, sfruttando le competenze acquisite nel settore di
origine: si registrano 246 imprese red biotech, che ne confermano il ruolo trainante, in linea con la media europea, 49 green biotech, 21 white biotech,
41 GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti) e 79 multi core, in aumento del 15% rispetto al rapporto 2010. Analizzando le dimensioni delle
imprese, si conferma anche nel 2010 la prevalenza delle micro (meno di 10 addetti) e piccole (meno di 50 addetti) imprese, che costituiscono il 75% del
totale. Il fatturato complessivo del comparto è di € 7,4 miliardi (+6% rispetto al Rapporto 2010), di cui € 1,76 miliardi investiti in R&S (+2,5% rispetto
al Rapporto 2010), pari al 24% del fatturato. La ricerca italiana si attesta come terza nel mondo per numero di pubblicazioni per ricercatore (0,41), e
tra le prime dieci per numero di citazioni per articolo scientifico. L'Italia possiede, infine, una ricca pipeline di prodotti biotech per la salute: 237
in sviluppo, di cui 82 in fase preclinica, 30 in Fase I, 67 in Fase II e 58 in Fase III di sviluppo clinico. I futuri trend di sviluppo delle red biotech
sono legati alla specializzazione in oncologia, neurologia e malattie infettive e ai progressi nel settore delle Terapie Avanzate e della medicina
personalizzata. Il miglioramento genetico di specifiche varietà vegetali, o il controllo dell’origine e della qualità degli alimenti, così come la
bioremediation e la produzione di energie da biomasse, costituiscono la base per promettenti applicazioni, rispettivamente, in campo green e white.